Esistono diverse forme di disgrafia, spesso non è possibile classificare un ragazzo come “disgrafico” di una tipologia particolare per la compresenza di diversi elementi ma saperne riconoscere le caratteristiche può rivelarsi comunque utile per impostare un piano d’intervento mirato. Olivaux e Ajuraguerrà possono esser considerati i Maestri della Rieducazione della Scrittura, a loro è imputato il grande merito non solo di aver esplicitato meglio le diverse forme di “disgrafia” ma anche di aver dato l’avvio a dei metodi teorici –pratici di intervento per questa difficoltà.

J.De Ajuraguerrà suddivide le “disgrafie” in relazione alla presenza di determinati segni grafici ed in dipendenza a difficoltà motorie o stati emotivi, troviamo rispettivamente 5 tipologie:

  • Disgrafia dei Rigidi: La scrittura appare tesa, sono presenti ristrettezze nel corpo di parola, il tracciato è angoloso e possono esser presenti vari “ritocchi”. La postura del bambino di solito è contratta, la pressione sul foglio è importante e spesso lo scrivente lamenta dolori alla mano.
  • Disgrafia dei Molli: Il tracciato presenta un rilassamento generale, è poco curato, con scarsa tenuta del rigo ed allunghi poco sviluppati. La scrittura è fiacca, di solito curva, piccola, con variazioni disarmoniche di altezza e larghezza. Il gesto è poco controllato, poco chiaro e la pressione debole.
  • Disgrafia degli Impulsivi: Il movimento è poco controllato, con scatti in avanti (finali lanciate, accenti e tagli delle “t” prolungati) scarsa organizzazione spaziale, irregolarità di altezze e forma delle lettere, il tracciato è poco chiaro.
  • Disgrafia dei Maldestri: La scrittura è goffa, con irregolarità nelle dimensioni, non sono ben gestite la forma, lo spazio, la chiarezza, il movimento e la pressione. In genere si considerano maldestre tutte le disgrafie rigide, molli ed impulsive.
  • Disgrafia dei Lenti: Disgrafia non facilmente rilevabile e rintracciabile solo attraverso un test di velocità. La scrittura è lenta, statica, quasi sempre verticale, dotata di forte chiarezza ed accuratezza. Spesso l’eccessivo desiderio di precisione provoca tremolii ed incertezze nel movimento e l’attività grafica si presenta molto faticosa.

Olivaux valuta la presenza di disgrafia quando la scrittura non assolve le proprie funzioni, vediamo quindi che suddivide in 3 tipologie:

  • Disgrafia strumentale: La scrittura non permette di assolvere la funzione di espressione del proprio pensiero, vi è infatti difficoltà a realizzare il gesto grafico, la scrittura è stentata e la lentezza, il dolore o la fatica impediscono di scrivere ad esempio per prendere appunti.
  • Disgrafia relazionale: La scrittura è poco comprensibile e non permette di trasmettere, comunicare agli altri il nostro pensiero, la scrittura è oscura (poco chiara) e vi è uno scarso equilibrio tra spazi occupati e spazi bianchi.
  • Disgrafia sintomatica: Vi è un blocco della spontaneità e sono presenti segni d’ansia. La scrittura è poco personalizzata (maschera) in relazione all’età o al livello culturale, spesso è troppo rigida e convenzionale con frequente utilizzo anche dello stampato.

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