Diagnosi di disgrafia, DSA e PDP sono termini che un genitore facilmente incorrerà qualora il figlio presentasse problemi di scrittura e si sa che esser genitori è di per sé difficile, capire come affrontare al meglio i problemi dei propri figli è una vera impresa.. ma districarsi nella giungla di certi acronimi è veramente snervante!

La disgrafia è un DSA (disturbo specifico dell’apprendimento, insieme a dislessia, disortografia e discalculia) disciplinato nella l. 170/2010 e riguarda la difficoltà di riprodurre gli aspetti grafici, formali della scrittura manuale e/o dei segni numerici. Si manifesta in età di apprendimento in presenza di capacità cognitive adeguate ed in assenza di deficit intellettivi, neurologici e/o sensoriali.

La scrittura di bambini, giovani o adulti si presenta affannosa, illeggibile, faticosa, poco fluida o eccessivamente lenta. In generale vi è una discrepanza tra il livello grafico e l’età anagrafica o il livello culturale del bambino/adulto.

La Diagnosi di disgrafia è diagnosticata da un’equipe di esperti quali neuropsichiatra, logopedista, psicologo(non da Educatori della scrittura e/o da insegnanti), dopo aver fatto gli opportuni accertamenti e comunque non prima che il bambino abbia concluso il secondo anno di scuola primaria (cioè la seconda elementare). Fino a tale momento la maestra può solo dare indicazione ai genitori che il bambino presenta delle “difficoltà” e consigliare “attività di sostegno e potenziamento” ma l’iter formale per una vera diagnosi non potrà esser innescato. Il Servizio Sanitario nazionale, una volta accertato il tipo di disturbo, rilascerà una certificazione di DSA che consente, nell’ambito scolastico, l’attivazione di un piano didattico personalizzato (PDP) e l’applicazione di strumenti compensativi e misure dispensatrici da parte degli insegnanti.

Il PDP è un documento che consiste in un programma, un progetto che garantisce all’alunno l’opportunità di una didattica il più possibile funzionale al suo modo di apprendere e dovrebbe esser il frutto di una buona comunicazione tra specialisti, scuola e famiglia.

Più un gesto sbagliato si sedimenta con la continua reiterazione più è impegnativo correggerlo, per questo si rivela quanto mai positivo e consigliabile non aspettar la Diagnosi di Disgrafia prima di intraprendere un percorso di rieducazione.

Intervenire il prima possibile (già in prima elementare) con la rieducazione o meglio ancora prevenire eventuali problemi già alla scuola materna attraverso percorsi/laboratori di prevenzione alla disgrafia è un consiglio quanto mai utile perché in tema di problemi grafo-motori non c’è niente di più azzeccato che questo aforisma di Thomas More: “Quello che è differito non è evitato”!

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